La Marmilla si estende tra il Sarcidano, la Trexenta, il Campidano di Cagliari e il territorio definito come Parte Usellus. Nel corso del Medioevo la zona fu distretto del Giudicato d'Arborea, ricoprendo un importante ruolo economico e fondamentale funzione strategica e militare.
Il territorio è costellato di insediamenti preistorici che evidenziano una lunga frequentazione legata prevalentemente alle attività agricole, con un gran numero di monumenti di età nuragica edificati a difesa degli altopiani della Jara Manna e delle basse colline circostanti. La presenza punica (IV-III secolo a.C.) è documentata da insediamenti sparsi a carattere rurale, da vaste necropoli e da edifici cultuali dedicati a Demetra. Pochi i centri fondati in età romana, ma il territorio era attraversato dalla strada che da Cagliari conduceva a Turri Libisonis, l’odierna Porto Torres. Con la decadenza dell'Impero le popolazioni delle campagne si aggregarono in abitati, in un processo continuato sino al medioevo quando la Marmilla fu attraversata dal confine fra il Giudicato di Arborea e quello di Cagliari Il patrimonio archeologico del territorio dell’Agenzia di Sviluppo Due Giare è assolutamente imponente. Sono molte le aree di grande interesse archeologico disseminate nel territorio. Testimonianze che ci riportano indietro nei millenni, a quei Sardi che verranno, in seguito, appellati “adoratori di lapides”, quasi a volerne testimoniare l’importanza e l’operosità dei suoi abitanti, segni di un popolo straordinariamente legato alla sua Terra e alla sacralità del legame con questa. Merita una visita la Valle dei menhir di Villa S’Antonio (con il menhir di Cuccuru Tundu, alto quasi sei metri, e quelli di Carapassa e Tuturicchiu), i menhir allineati di Asuni e Nureci, Su frucoi de Luxia Arrabiosa in territorio di Morgongiori. Le domus de janas di Genna Salixi, Serra Longa (Villa Sant’Antonio), Sa domu ‘e is caombus (Morgongiori) sono solo alcune fra le tante tracce del culto dei morti del popolo prenuragico che suggellò un forte legame con la Terra, con la Grande Dea Madre. Il gran numero di officine litiche disseminate sui versanti del Monte Arci si offrono come singolare testimonianza del grande mercato legato all’estrazione della preziosa ossidiana che prese avvio 8000 anni fa e che si irradiò in tutto il territorio sardo, nella Corsica, Italia Settentrionale, Provenza e Catalogna. Il villaggio di Bruncu ‘e S’Omu (Villaverde), il tempio Sa Grutta ‘e Is Caombus, un sotterraneo naturale raggiungibile tramite due lunghe rampe di scale che custodiscono simboli legati alla sacralità del luogo (Morgongiori), i templi ipogeici di Scaba Cresia (Morgongiori) e San Salvatore (Gonnosnò), legati al culto dell’acqua, assieme ai numerosissimi nuraghi, di cui l’intero territorio si trova costellato, sono, invece, i simboli della cultura autoctona della Sardegna, quella Nuragica. Cospicui sono, inoltre, i resti archeologici che ci riportano alla dominazione romana, a partire da Uselis, centro di fondazione tardo-repubblicana, denominata Iulia Augusta Uselis, avamposto con la funzione di controllo delle vie di comunicazione verso il Sarcidano e le Barbagie, e alla precedente dominazione punica, di cui ci rimane il complesso megalitico di Corona ‘e Crobu, presso Nureci. Infine la religiosità dei tanti templi ipogeici per il culto delle acque, da Morgongiori (Sa grutta ‘e is Caombus, Scaba Cresia) a Gonnosnò (San Salvatore). Dell’epoca storica ricordiamo, tra gli altri, i resti della colonia romana di Iulia Augusta Uselis, avamposto militare nei pressi dell’attuale Usellus.
Nonostante le risorse siano varie e di notevole qualità, ancora oggi non esiste nessuna unità di gestione.
Siti più rilevanti e interessati da interventi di recupero:
A connotare il territorio inoltre un significativo patrimonio archeologico (S.ta Reparata Usellus, Menhir di Villa S. Antonio, villaggio nuragico di Brunk’e s’Omu, Museo delle Statue Menhir di Laconi, Grutta ‘e is Caombus Morgongiori etc.) e alcune specificità rare e preziose tra cui si cita la presenza dell'Ossidiana, pietra nera vetrosa di origine vulcanica.