I Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.)

Il VI Programma di azione per l’Ambiente, il Piano d’azione per la Natura e la Biodiversità del Consiglio d’Europa, pongono come obiettivo principale per gli Stati membri la tutela della biodiversità, il ripristino e la gestione dei sistemi naturali anche attraverso la creazione di una rete europea di aree protette, la Rete Natura 2000 prevista dalle Direttive “Habitat” (92/43/CEE) e“Uccelli” (79/409/CEE).
In particolare con la Direttiva Habitat, l'Unione Europea ha individuato un elenco di ambienti e di specie considerate di interesse comunitario, la cui salvaguardia è cioè essenziale per la conservazione della ricchezza biologica ed ecosistemica del nostro continente. Fra questi habitat e fra queste specie alcuni vengono considerati di interesse prioritario, poiché la loro conservazione è particolarmente minacciata.
L'Unione Europea intende costituire una rete di aree attraverso tutto il continente per assicurare la salvaguardia del suo patrimonio ambientale (Rete Natura 2000). Con DM 3 settembre 2002 il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio ha emanato le “Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000” come strumento di attuazione delle citate direttive comunitarie. La rete Natura 2000 è costituita dall'insieme dei siti denominati ZPS (Zone di Protezione Speciale) e SIC (Siti di Importanza Comunitaria), attualmente proposti alla Commissione Europea, e che al termine dell'iter istitutivo saranno designati come ZSC (Zone Speciali di Conservazione).
L’Italia ha dato attuazione alla Direttiva Habitat 92/43/C.E.E, con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, modificato con D.P.R. n. 12 marzo 2003, n. 120, che introduce notevoli aspetti di spunto e di riflessione per le ripercussioni che essa, pur non ancora a regime, già comporta nella realizzazione di opere o infrastrutture sia pubbliche che private e che più, ancora, è destinata ad incidere nella loro prospettazione ed esecuzione.
Va, in primo luogo chiarito che i Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.) sono cosa diversa dalle aree protette, dai parchi nazionali, regionali, dalle riserve naturali, marine e così di seguito.
Essi traggono origine dal concettuale rilevante valore scientifico, naturale “tipico o biotipico” che un habitat naturale possiede, che assurge ad interesse sovranazionale e che, quindi, ha necessità di essere tutelato.
Non sono parchi naturali, ma in comune con essi hanno un obiettivo fondamentale: tutelare habitat e specie animali e vegetali minacciati dall'uomo e dallo sviluppo.
Non ha, dunque, rilevanza l’estensione di un’area o la sua abituale flora e/o fauna, quanto piuttosto la tipicità o la rarità, ovvero la peculiarità di una determinata specie animale o vegetale e/o paesistica, che è degna di tutela perché di interesse sovranazionale.
Si vuole, in altri termini, salvaguardare ambienti, specie o ecosistemi caratteristici di particolari aree europee.
Partendo da tale principio e ponendosi detta finalità i Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.) possono coincidere o meno con le aree dei parchi, delle riserve già oggetto di tutela, ma ben possono essere più estese e quindi ricomprenderle così come possono allocarsi in nuovi siti.
A riprova di quanto appena detto, ed a testimonianza della grande varietà e necessità che il nostro Paese ha nella protezione ambientale, in attuazione della Direttiva Habitat 92/43/C.E.E. sono stati proposti come siti di interesse comunitario (S.I.C.) ben 2500 siti.

LA GESTIONE DEI S.I.C.
Rispetto ai Parchi e alle aree naturali protette i SIC prevedono strumenti di gestione e di tutela più flessibili e articolati, che non escludono a priori alcun tipo di attività umana. Si tratta di misure di conservazione che definiscono le attività consentite o meno all'interno di queste aree. I Piani di gestione consentono infatti di individuare nel dettaglio le principali minacce e criticità a cui sono soggetti i siti Natura 2000 e di sviluppare attività per la salvaguardia delle valenze naturalistiche di interesse comunitario, tenendo conto dello sviluppo sostenibile del territorio.
I Piani di gestione, insieme agli altri strumenti di governo del territorio, contribuiscono alla pianificazione per garantire la tutela e la valorizzazione dei sistemi ambientali. In questo senso, allo Stato membro e alle amministrazioni locali competenti è lasciata la più ampia possibilità di manovra nella individuazione delle azioni di tutela, nel rispetto degli obiettivi di mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie di interesse comunitario, sulla base dei quali i SIC e le ZPS sono stati individuati.
La necessità di adottare un piano di gestione è legata alla situazione del sito e in particolare allo stato degli strumenti di gestione esistenti. In situazioni in cui lo stato della pianificazione e delle misure di conservazione
è carente, situazione diffusa nel territorio sardo, l’adozione di un piano di gestione si presenterà, pertanto, nella gran parte dei casi, necessaria.
Laddove si ritiene di dover intervenire mediante tale strumento, la sua applicazione è prioritaria rispetto ad altre forme di pianificazione del territorio.

Il Piano di Gestione garantisce la caratterizzazione del contesto in cui ricade il SIC, nonché la definizione dello stato di conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario presenti. Esso definisce, inoltre, le misure di conservazione e gestione necessarie al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente di habitat e specie.


 
     

Iniziativa finanziata nell’ambito del POR Sardegna, Asse III, Misura 3.10: Sviluppo e Consolidamento dell’imprenditorialità con priorità ai Nuovi Bacini di impiego - P.I.T. OR3 - Sub area Marmilla.